Il G7 di Evian è stato “un successo, un momento d’unità e di cooperazione tra i leader”. Con queste parole il presidente francese Emmanuel Macron ha tracciato un bilancio ottimistico del vertice ospitato dalla Francia, sostenendo che i tre giorni di lavori abbiano consentito ai partecipanti di “coordinarsi in maniera strettissima per rispondere alle crisi e di lavorare alle grandi sfide dei nostri tempi”. Dietro questa rappresentazione positiva, il summit ha prodotto una serie di convergenze sull’Ucraina, sull’accordo tra Stati Uniti e Iran, sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, sui minerali critici, sugli squilibri economici globali e sul contrasto alla criminalità, senza però cancellare le divergenze tra i partner.
Al posto di un unico comunicato conclusivo, i leader hanno adottato all’unanimità nove dichiarazioni tematiche: una sulle questioni geopolitiche, con gli impegni su Ucraina, Iran, Hormuz, Libano e Gaza; una sulla crescita resiliente e sugli squilibri economici globali; una sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici; una sui partenariati internazionali e sulla riforma della cooperazione allo sviluppo; una sulla risposta coordinata all’epidemia di Ebola Bundibugyo; una sulla lotta contro il cancro; una sulla protezione dei minori nello spazio digitale; una sul contrasto al traffico di migranti; e una sulla lotta al narcotraffico. La scelta di separare i dossier ha consentito di mettere in evidenza le convergenze raggiunte, ma anche di evitare una sintesi generale sulle questioni più divisive, dal commercio al rapporto con la Cina, fino agli effetti economici delle guerre.
Sul vertice ha pesato soprattutto l’ingombrante presenza di Donald Trump, protagonista dei dossier più delicati e punto di riferimento obbligato per alleati e partner. L’accordo con l’Iran è stato presentato come un risultato dell’iniziativa americana, mentre sull’Ucraina l’attenzione si è concentrata sull’incontro tra il presidente statunitense, Emmanuel Macron e Volodymyr Zelensky. Macron ha però respinto l’idea di una distanza politica dal presidente americano, affermando di aver “sempre avuto fiducia” in Trump, perché “ha sempre fatto quello nel quale si è impegnato”. Anche quando il G7 ha mostrato una maggiore compattezza rispetto al vertice canadese del 2025, la fotografia emersa da Evian resta quella di un gruppo fortemente condizionato dalle scelte della Casa Bianca.
Il G7 torna compatto sull’Ucraina
Il risultato rivendicato come politicamente più significativo dai leader del G7 riguarda l’Ucraina. I leader hanno riaffermato il sostegno alla libertà, alla sovranità e all’integrità territoriale del Paese, riconoscendo i progressi compiuti da Kyiv sul campo di battaglia e parlando di un “nuovo slancio” nel conflitto.
Come sottolineato in conferenza stampa dal padrone di casa, sul tema vi sarebbe stata una forte convergenza. “È la prima volta che abbiamo una convergenza così forte. Ed è la prima volta che abbiamo conclusioni così chiare”, ha affermato Macron, che martedì ha accolto al vertice il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, accompagnandolo anche nell’incontro trilaterale con Donald Trump.
Macron ha riferito che i membri del G7 hanno avuto una “discussione approfondita” sulla guerra e si sono impegnati “a rafforzare le sanzioni contro la Russia e a potenziare le capacità aeree e missilistiche a lungo raggio dell’Ucraina”. Il testo approvato, ha aggiunto, riconosce l’integrità territoriale del Paese e stabilisce che non spetta agli alleati decidere da dove debba iniziare un eventuale negoziato sui territori occupati. “Saranno gli ucraini a discutere del proprio territorio”, ha affermato.
Secondo il presidente francese, anche Trump avrebbe assunto una posizione più netta, sostenendo che occorre una linea “molto più dura” nei confronti di Mosca e che “il territorio deve tornare all’Ucraina”. “Su questo ha ragione. Sosteniamo quindi l’integrità territoriale dell’Ucraina e questa è la posizione del G7”, ha concluso Macron.
Nella dichiarazione sull’Ucraina, il G7 si è impegnato ad aumentare le forniture di sistemi di difesa aerea, intercettori e capacità a lungo raggio. I Paesi hanno inoltre aperto alla possibilità di concedere a Kyiv nuove licenze industriali, per permettere all’Ucraina di incrementare direttamente la propria produzione militare.
Il documento prevede anche un nuovo sostegno alla resilienza energetica ucraina in vista del prossimo inverno e un rafforzamento della pressione sull’economia di guerra russa. Le nuove misure dovrebbero colpire in particolare i settori del petrolio e del gas, dai quali Mosca continua a ricavare una parte essenziale delle entrate necessarie a finanziare l’invasione.
Il passaggio segna una differenza rispetto al G7 canadese del 2025, concluso senza una posizione comune sufficientemente forte sull’Ucraina. A Evian, Trump sembra aver accolto almeno in parte l’argomento sostenuto da Volodymyr Zelensky e dagli alleati europei: i recenti sviluppi militari avrebbero migliorato la posizione negoziale di Kyiv e ridotto la possibilità per la Russia di imporre unilateralmente le condizioni di un eventuale accordo.
Parlando ai giornalisti a margine del vertice, lo stesso Trump ha definito “molto positivo” l’incontro con Zelensky, sostenendo che la Russia dovrebbe raggiungere un accordo alla luce delle pesanti perdite subite sul campo. Il presidente americano ha anche definito la guerra una “totale follia” e ha assicurato che farà tutto ciò che è in suo potere per fermare le morti.
Al G7 di Evian i leader esaltano la ritrovata unità, ma per ONE mancano risposte concrete
Il sostegno all’accordo tra Stati Uniti e Iran
Il secondo asse del vertice è stato il Medio Oriente. Il summit si è aperto sullo slancio dell’accordo preliminare annunciato da Stati Uniti e Iran, al quale i leader hanno fornito il proprio appoggio, definendolo un’opportunità storica per impedire a Teheran di acquisire un’arma nucleare e affrontare le minacce rappresentate dal programma missilistico e dalle attività iraniane nella regione.
Macron ha definito l’intesa “un ottimo accordo”, sostenuto dagli alleati degli Stati Uniti nel G7 perché “pone fine a una situazione di grande instabilità che ha avuto conseguenze terribili per le nostre economie”. Il G7 si è detto pronto a contribuire all’attuazione dell’intesa, pur chiedendo che al memorandum iniziale segua un accordo diplomatico più ampio e verificabile.
Nel negoziato dovrà essere coinvolta anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, alla quale spetterebbe un ruolo centrale nel controllo degli impegni nucleari iraniani. La dichiarazione riflette tuttavia una cautela che emerge anche dalle parole dello stesso Trump. Il presidente americano ha precisato che l’accordo non è ancora definitivo e ha minacciato una ripresa delle operazioni militari qualora Teheran non rispettasse gli impegni.
Sul Medio Oriente, Macron ha rilanciato l’iniziativa europea per garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz. “Abbiamo convenuto che un’iniziativa europea, guidata da Francia e Regno Unito, è pronta a giocare un ruolo importante per facilitare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e proteggere le navi mercantili”, ha spiegato. Il presidente francese ha aggiunto che, qualora arrivasse una richiesta in tal senso, non solo Parigi e Londra si mobiliterebbero, ma avrebbero già dato la propria disponibilità “una ventina di Paesi”.
Sul piano regionale, il G7 ha sostenuto un cessate il fuoco immediato e solido in Libano, accompagnato dal disarmo di Hezbollah e dal ripristino del monopolio statale delle armi. Macron ha definito “una priorità” una tregua “urgente e immediata”, sottolineando che “è un’emergenza assoluta difendere l’integrità e la sicurezza del Libano e di tutte le autorità dello Stato”.
Per Gaza, i leader si sono impegnati ad accelerare gli aiuti umanitari e la ricostruzione, chiedendo contemporaneamente la fine delle violenze in Cisgiordania. Il documento resta però molto meno dettagliato sulle responsabilità delle parti e sulle condizioni politiche necessarie per una soluzione duratura del conflitto israelo-palestinese.
Hormuz e sicurezza energetica
La riapertura stabile dello Stretto di Hormuz è stata indicata come una condizione indispensabile per contenere gli effetti economici della guerra. Il G7 ha ribadito che il passaggio marittimo deve avvenire senza restrizioni né pedaggi e ha sostenuto l’iniziativa multinazionale, indipendente e difensiva guidata da Francia e Regno Unito per proteggere le navi commerciali e verificare la rimozione delle mine.
I leader hanno inoltre promesso di accelerare la diversificazione delle rotte energetiche e aumentare le riserve, riducendo la vulnerabilità globale rispetto allo Stretto. Nel documento economico viene richiamato l’obiettivo dell’Agenzia internazionale dell’energia di disporre di riserve petrolifere equivalenti ad almeno 90 giorni di importazioni.
Le risposte pubbliche agli effetti della crisi dovranno essere temporanee, mirate e fiscalmente sostenibili. Una formula molto vicina a quella adottata negli ultimi mesi dalle istituzioni europee, contrarie a sussidi generalizzati e interventi permanenti sui prezzi.
I leader del G7 esprimono ottimismo sulla pace dopo l’incontro tra Trump e Zelensky
Minerali critici, l’obiettivo è ridurre la dipendenza dalla Cina
Sul fronte economico, il G7 ha annunciato l’istituzione di una nuova alleanza per la resilienza e la produzione dei minerali critici, aperta anche ai Paesi partner, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza da un singolo fornitore esterno.
Nel documento, sottoscritto anche dall’Australia come Paese partner, i Grandi esprimono “grave preoccupazione per l’uso di politiche e pratiche non di mercato e di coercizione economica” e sottolineano “l’urgenza di diversificare le nostre catene di approvvigionamento e di costruire la nostra resilienza collettiva” di fronte all’alta concentrazione dei mercati. L’obiettivo dichiarato è infatti quello di “ridurre significativamente le nostre dipendenze da un unico fornitore al di fuori del G7 e dei paesi partner per le terre rare e i magneti permanenti a meno del 60% entro il 2030”, con l’ambizione di scendere al 50% il prima possibile. Per accelerare questa transizione, viene salutato con favore il lancio di “195 progetti annunciati dall’inizio del 2026 che hanno raggiunto i 64 miliardi di euro di investimenti”.
Il G7 intende sostenere produzione, lavorazione e riciclo attraverso investimenti pubblici e privati, acquisti congiunti, accordi di fornitura e possibili strumenti di stabilizzazione dei prezzi. Saranno inoltre avviati sistemi comuni per la tracciabilità delle materie prime, inizialmente concentrati su litio e nichel, insieme a meccanismi di allerta sulle possibili interruzioni delle forniture. I leader hanno aperto anche alla creazione o al rafforzamento di scorte strategiche nazionali.
L’iniziativa non troverebbe però l’appoggio del Brasile, che ha partecipato al vertice come Paese partner con il presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Eixos prima della pubblicazione della dichiarazione finale sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento dei minerali critici, il Brasile avrebbe contestato una iniziativa ritenuta troppo anti-cinese e sostenuta dagli USA. Il governo Lula ha più volte affermato che punta a sviluppare il settore dei minerali critici – di cui il Brasile dispone della seconda maggior riserva conosciute al mondo – mantenendo rapporti aperti con tutti i principali partner economici, compresa la Cina.
Squilibri globali e commercio
Il G7 ha riconosciuto che gli squilibri economici e commerciali mondiali si sono ampliati, aumentando il rischio di nuove tensioni. I Paesi con grandi surplus sono stati invitati a rafforzare la domanda interna, mentre quelli con deficit persistenti dovrebbero aumentare il risparmio nazionale e consolidare i conti pubblici.
Anche in questo caso il riferimento principale è alla Cina, accusata dalle economie occidentali di sostenere una capacità produttiva eccessiva attraverso politiche industriali e sussidi distorsivi. Pechino respinge però questa interpretazione e considera le iniziative occidentali una forma di protezionismo.
Secondo Macron, il vertice ha permesso di fare “reali progressi sui grandi squilibri macroeconomici mondiali”. Come sottolineato dal presidente francese in conferenza stampa, “in avvicinamento a questo vertice G7 siamo riusciti a riunire, in modo virtuale, un vertice di ri-convergenza con la Cina”.
“Abbiamo preso atto – ha continuato – che le divisioni non consentono di far risolvere in modo efficace questi squilibri”. Sui minerali critici “avevamo rischi di divisione”, ha osservato Macron, aggiungendo che “di fronte a una Cina che ha accumulato riserve strategiche, siamo tutti di fronte a rischi di sovradipendenza e quindi di vulnerabilità delle nostre catene di valori”.
Nello specifico, il documento affida al Fondo monetario internazionale e all’OCSE un maggiore monitoraggio delle politiche nazionali che contribuiscono agli squilibri. Non sono state invece concordate misure comuni immediate sul commercio, segnale delle persistenti differenze tra gli Stati Uniti di Trump, orientati verso strumenti unilaterali, e gli europei, che continuano formalmente a difendere il sistema multilaterale.
Migrazione, droga e protezione dei minori online
Tra gli altri risultati, il G7 ha rinnovato l’impegno contro il traffico di migranti, chiedendo sanzioni mirate contro individui ed entità coinvolti nelle reti criminali e una maggiore collaborazione con le piattaforme digitali. La dichiarazione richiama inoltre l’obbligo degli Stati di riammettere i propri cittadini e prende atto dei nuovi accordi conclusi da alcuni membri con Paesi terzi per la gestione dei flussi migratori.
Sul narcotraffico, i leader hanno deciso di creare entro novembre una rete dei principali porti del G7 e dei Paesi partner, destinata a rafforzare lo scambio di informazioni e la sicurezza delle infrastrutture marittime. Entro la stessa scadenza dovrebbe essere predisposto un piano contro l’infiltrazione delle organizzazioni criminali nelle istituzioni pubbliche e nelle imprese private.
Una dichiarazione separata riguarda infine la protezione dei minori nello spazio digitale. Il G7 ha chiesto alle piattaforme sistemi di verifica dell’età, impostazioni di sicurezza predefinite, strumenti di controllo parentale e misure contro contenuti sessuali, adescamento online e immagini intime manipolate attraverso l’intelligenza artificiale.

